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1, 10, tanti modi per riaccendere l’amore tra governance e fundraising

Un Consiglio Direttivo che “funziona” è la chiave primaria per lo sviluppo – del fundraising, delle organizzazioni in generale.
Qui – e non solo – lo diciamo e ridiciamo.

Lavorare sullo sviluppo con i Consigli Direttivi è un tema affascinante, tira fuori la dicotomia spesso esistente tra teoria e pratica, tra Consiglieri appassionati e Consiglio che non funziona (o non funziona come dovrebbe).

Avviare strategie di fundraising senza avere la governance “a bordo” (che è il senso del nome del blog, peraltro) è analogo a guidare in autostrada con il freno a mano tirato: se ci va bene andiamo piano, con grande fatica e il motore al massimo per cercare di aumentare la velocità; se ci va male andiamo in testacoda.
Pur con l’ovvia preferenza per la prima ipotesi, non sono entrambe grandi opzioni se abbiamo in mente programmi e progetti, cambiamento positivo, effetti sulla comunità.

 

E allora?

 

Spesso il fatto che il Consiglio non c’è o c’è poco, non si interessa o non abbastanza, non è coinvolto né coinvolge, viene considerato una sorta di dato di fatto, senza soppesare adeguatamente le implicazioni strategiche dal punto di vista della vita dell’organizzazione e della causa che porta avanti.

In parole povere:

non è facendo finta che un problema non esiste che questo, magicamente, scompare.

Da qualche parte, in qualche punto di una strategia di fundraising – anche la migliore – il Consiglio riappare con tutta la sua (im)potenza e costringe a fare salti mortali riparatori, o a reimpostare gli obiettivi e a ridefinire le potenzialità. Spesso a fare grandi esercizi di pratica zen.

 

Semplificare la complessità è uno dei concetti “guida” nel modo in cui “vedo” il lavoro. Scomporre i problemi rendendoli affrontabili è una strategia utile ad andare avanti senza lasciarsi scoraggiare da obiettivi che paiono irraggiungibili.

Coinvolgere la governance nelle strategie di sviluppo è fondamentale.

E’ sfidante e gratificante.

Occorre professionalità – il fundraising è una professione orizzontale (cit. Valerio Melandri) e i fundraiser devono saper leggere i contesti per interpretarli. E, una volta letti e interpretati, devono trovare soluzioni e strumenti in grado di determinare un cambiamento – in questo caso interno prima ancora che esterno (sugli impatti della causa).

 

Di questo e molto altro parlerò in una sessione dedicata al prossimo Festival del Fundraising – dal 15 al 17 maggio prossimi, a Riva del Garda … date un’occhiata qui per il programma e, se ancora non l’avete fatto, considerate la possibilità di iscrivervi: ne vale la pena, sempre!

In 90 minuti vi racconterò in che modo lavoro con i Board per aiutarli a definire e “interpretare” correttamente il proprio ruolo a supporto dello sviluppo dell’organizzazione e, quindi, del fundraising. Attraverso case history tratte dall’esperienza pratica italiana e all’estero, proverò a darvi spunti e strumenti utili per lavorare con la governance.

Perché un fundraiser deve interessarsi del Consiglio Direttivo, coinvolgerlo ed esserne coinvolto, condividere aspettative e impegni.

Vedremo insieme come fare, per chi vorrà esserci, giovedì 16 maggio alle 10,30.
Vi aspetto al Festival!

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Informazioni su Simona Biancu

Consulente e formatrice su fundraising e filantropia strategica con la sua società ENGAGEDin. Master in fundraising all’Università di Bologna e Executive in Strategic Philanthropy presso Fondazione Lang, collabora da anni con enti nonprofit, Università, istituzioni sanitarie e culturali in Italia e all’estero. International Advisory Panel Member di Rogare, Centro internazionale di Ricerca sul fundraising dell’Università di Plymouth, tiene corsi e conferenze a livello internazionale su fundraising e filantropia. Socia ASSIF (IT) e Institute of Fundraising (UK). Vice Presidente dell’Associazione Collina degli Elfi onlus.

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