Il Board visto … dal Board: la parola a Luigino Vallet, presidente della Fondazione Comunitaria della Valle d’Aosta

Le Fondazioni di Comunità sono istituzioni di intermediazione filantropica, di recente costituzione, che negli ultimi anni hanno rappresentato dal punto di vista concettuale una delle novità più interessanti per lo sviluppo della filantropia a livello territoriale – di comunità, appunto.
Ci sono esperienze interessanti e, in generale, è utile approfondire l’approccio al tema della Governance da parte di chi ricopre tale ruolo, appunto, in una Fondazione di Comunità.

La Fondazione Comunitaria della Valle d’Aosta è nata nel 2008 e “copre”, con la sua attività, il territorio valdostano – piccolo e fortemente caratterizzato da identità differenti al suo interno, tratto che lo rende un luogo di sperimentazione di azioni che recuperino una tradizione filantropica risalente nel tempo (esiste un bellissimo volume sul tema – Solidarité et Subsidiarité en Vallée d’Aoste: une symbiose séculaire, uscito nel 2013).

Il dott. Luigino Vallet* è il Presidente della Fondazione: ne ha promosso la costituzione, il consolidamento quale attore comunitario e lo sviluppo. Soprattutto è persona profondamente appassionata di tutto ciò che riguarda il tema della “cura della comunità”.

Con la Fondazione abbiamo sviluppato un percorso di consulenza sul Board coaching, che ha portato ad alcuni cambiamenti significativi nella percezione del ruolo dei Consiglieri in primis dall’interno.

A questo proposito è stato naturale confrontarmi con il dott. Vallet sul tema del Board e del ruolo preminente che lo stesso riveste per lo sviluppo di qualsiasi organizzazione nonprofit. Ecco un estratto della nostra conversazione.

Quello che vorrei chiederle è in che modo avere una consapevolezza chiara di quello che si è chiamati a fare come componenti dell’organo direttivo nel percorso di sviluppo di un’organizzazione?
A questa domanda si potrebbe rispondere che la consapevolezza arriva, dopo una certa esperienza di direzione di organizzazioni – nel profit, nella pubblica amministrazione e nel terzo settore – in modo quasi automatico. L’importante è avere chiaro qual è la missione dell’organizzazione e strutturare le azioni in modo coordinato tra il Board, la struttura operativa e i destinatari collegati alla mission dell’organizzazione.

 

Uno dei temi spesso critici per gli organi direttivi è il “rapporto” con il fundraising, spesso inteso (erroneamente) come un “chiedere l’elemosina ai propri amici” e come tale vissuto con malcelato fastidio.
La Fondazione Comunitaria, al contrario, avendo al suo centro anche “la diffusione della cultura del dono”, ha da sempre incoraggiato la diffusione degli appelli a donare, rispondendo così al proprio ruolo di intermediario filantropico sul territorio.
Ma come è vissuto il tema del fundraising internamente?
In questi anni si è modificato il “vissuto” interno dei consiglieri della Fondazione. All’inizio era percepita la raccolta fondi come un modo per fare beneficenza in modo aggregato. Con il tempo e lavorando sui bisogni percepiti della comunità si è cercato di passare ad una modalità di raccolta fondi in appoggio agli attori locali del terzo settore cercando anche di catalizzare altre risorse che non fossero solo quelle finanziarie e finalizzare la “raccolta” a progetti e interventi con impatti performanti sul territorio.

 

Una parte del lavoro fatto durante il percorso di Board coaching ha previsto, con un’impostazione più “internazionale”, l’assunzione di impegni formali da parte di Consiglieri, sia quelli già in carica che come piattaforma per la ricerca di candidati per i futuri Consigli.
Ha notato un cambio di consapevolezza rispetto al proprio ruolo da parte dei Consiglieri, in termini di partecipazione, condivisione, impegno vero e proprio?
Il lavoro fatto con voi ha trovato un certo entusiasmo e disponibilità all’inizio del percorso.

Io ho la percezione che lentamente le cose siano state acquisite specie dopo aver messo a punto , discusso e approvato le “linee guida per i consiglieri” . Tra l’altro queste ultime sono state di grande aiuto in questo periodo in cui si stanno avvicinando dei potenziali nuovi consiglieri che entreranno probabilmente nel prossimo CdA.

Anche a livello personale c’è maggiore disponibilità a donare.

Infine questo strumento prevede un impegno da parte della Fondazione a offrire periodicamente una formazione – e da parte dei consiglieri a seguirla – permettendo maggiori occasioni di confronto per capire l’importanza del ruolo che ha un consigliere all’interno della propria comunità e di agire di conseguenza diventando l'”ambasciatore” della Fondazione stessa.

 

Per chiudere, vorrei chiederle un suggerimento che si sentirebbe di dare ai suoi “colleghi” Presidenti o Consiglieri di organizzazioni del Terzo Settore sul tema Board e fundraising, intendendo il fundraising nella sua accezione ampia di strumento di sostenibilità che aggrega, crea sviluppo, incoraggia relazioni virtuose.
Dare suggerimenti a “colleghi” di altre realtà che sono molto diverse tra loro è una richiesta difficile da perseguire e può nascondere una certa presunzione da parte mia. Ad esempio emerge con chiarezza che anche tra le fondazioni di comunità ci molte diversità tra loro ( vedi l’ultima assemblea di Assifero a Brescia del mese di ottobre) .

Mi limito a suggerire ai Board delle organizzazioni di essere molto attenti nella scelta dei dirigenti sia “politici ” che “tecnici” delle organizzazioni stesse e, una volta scelti, avere cura della loro formazione e della loro motivazione con incontri di approfondimento sulle attività da programmare e realizzare.

Questo dovrebbe creare un clima di fiducia reciproca che potrà essere resa tangibile nei confronti dei donatori.

Inoltre, sempre nei confronti dei dirigenti, va previsto del tempo per confrontarsi sul perseguimento della mission costruendo insieme anche una visione del gruppo dirigente sul ruolo dell’organizzazione.

Come conseguenza, per quanto riguarda lo specifico punto del fund raising, direi che va curato un approccio orientato ai donatori da seguire costantemente dando loro informazioni in anticipo su quanto si chiede si sostenere e, successivamente, attraverso rendicontazioni puntuali e di senso rispetto a quanto realizzato dalle raccolte fatte. Questo, credo, sia un modo anche per rafforzare quei legami di fiducia tra donatori e organizzazione che raccoglie fondi senza i quali non è possibile attivare quei processi virtuosi che permettono uno sviluppo sostenibile e coeso di comunità.

 

*Nato ad Aosta il 23 giugno 1942. Dopo un diploma di scuola media superiore e un diploma universitario in amministrazione aziendale ha avuto esperienze professionali in Enel con particolare riferimento alla formazione dei quadri intermedi, nella Regione Valle d’Aosta come direttore dell’Agenzia del lavoro e , successivamente , come consulente nell’ambito delle politiche attive del lavoro in diverse istituzioni in Italia e all’estero. Si è da sempre impegnato nell’ambito del volontariato e nella cooperazione sociale.Nel 1999 ha collaborato alla costituzione del CSV della Valle d’Aosta e ha avuto ruolo per alcuni anni nell’esecutivo del coordinamento del CSV italiani.

Condividi

Informazioni su Simona Biancu

Consulente e formatrice su fundraising e filantropia strategica con la sua società ENGAGEDin. Master in fundraising all’Università di Bologna e Executive in Strategic Philanthropy presso Fondazione Lang, collabora da anni con enti nonprofit, Università, istituzioni sanitarie e culturali in Italia e all’estero. International Advisory Panel Member di Rogare, Centro internazionale di Ricerca sul fundraising dell’Università di Plymouth, tiene corsi e conferenze a livello internazionale su fundraising e filantropia. Socia ASSIF (IT) e Institute of Fundraising (UK). Vice Presidente dell’Associazione Collina degli Elfi onlus.

Lascia un commento